Quali sono le autorizzazioni di cui l’odontoiatra deve disporre per poter esercitare la medicina estetica?

L’odontoiatra che intenda esercitare la professione senza autorizzazioni sanitarie rilasciate dal Comune o dalla Regione deve operare esclusivamente all’interno del c.d. studio medico. Non esiste una definizione legale di studio medico. Per la giurisprudenza lo studio medico si caratterizza per la prevalenza della componente umana ed intellettuale su quella organizzativa e materiale. Una definizione interna è fornita dalla delibera della Giunta Regionale Lazio n.73 del 2008 nel cui allegato vengono indicate le procedure mediche non invasive il cui esercizio non abbisogna delle autorizzazioni ex legge n. 4 del 2003. Nel caso in cui non si ravvisi uno studio medico e quindi si operi all’interno di una struttura di tipo ambulatoriale l’odontoiatra deve invece munirsi di una autorizzazione alla realizzazione -per la realizzazione, l’ampliamento, la trasformazione o il trasferimento di un nuovo complesso – e di una autorizzazione all’esercizio all’attività medica, da intendersi comprensiva di quella per la medicina estetica -. Nella prassi gli enti competenti della Regione Lazio stanno frapponendo ostacoli ai rilasci autorizzatori di cui sopra, contestando la costituzione di una struttura complessa polispecialistica per la quale occorre una nuova e distinta autorizzazione alla realizzazione.

In caso di diniego all’autorizzazione all’esercizio specifico della medicina estetica, quali sono i rimedi avanzabili?

L’eventuale diniego espresso – oppure il colpevole silenzio da parte della pubblica amministrazione incaricata a rilasciare i titoli autorizzatori – può essere impugnato dal professionista di fronte al giudice amministrativo competente, il quale dovrà accertare l’inadempimento dell’ente richiesto a fronte delle previsioni di legge che impongono all’ente di attivarsi. In caso di diniego espresso, il giudice amministrativo dovrà verificare che l’ente abbia correttamente applicato la l. n. 4 del 2003 ed in caso di violazione di legge annullerà l’atto.

In caso di riconoscimento della potestà di operare in medicina estetica da parte dell’odontoiatra, qual è il limite fisico e facciale dell’intervento medico?

L’art. 2,  primo comma, della legge n. 409/1985 esplicitamente riferisce che “Formano oggetto della professione di odontoiatra le attività inerenti alla diagnosi ed alla terapia delle malattie ed anomalie congenite ed acquisite dei denti, della bocca, delle mascelle e dei relativi tessuti, nonché alla prevenzione ed alla riabilitazione odontoiatriche. Gli odontoiatri possono prescrivere tutti i medicamenti necessari all’esercizio della loro professioni”. Dunque parrebbe che l’odontoiatra possa operare fra lima labiale e l’istmo delle fauci, buccalmente, fra la guancia ed il vestibolo orale. Il testo di legge prefissa una relazione di “necessarietà” – v. il secondo comma – dell’intervento collaterale (in medicina estetica) a quello più propriamente dedicato alla regione dentale o mandibolare. La legge non specifica altro. Adombra una relazione di collateralità, da indagare non solo mediante i tradizionali strumenti dell’analisi giuridica, bensì con l’apporto delle conoscenze mediche e specialistiche. Per la Dir. CEE 686/78, la competenza dell’  odontoiatra comprende le “attività inerenti alla diagnosi e alla terapia delle malattie ed anomalie congenite ed acquisite dei denti, della bocca, delle mascelle e dei relativi  tessuti, nonché alla prevenzione e riabilitazione odontoiatriche. Gli odontoiatri possono prescrivere tutti i medicamenti necessari all’esercizio della loro professione”. Vi è un  significativo riferimento giurisprudenziale – Cassazione, terza sez. civile, n. 15078 del 22 novembre 2000 -, con una formula motivazionale generica ma esaustiva, ha riferito che: “Non è, invero, sotto alcun profilo, revocabile in dubbio che la professione odontoiatrica sia una professione medica e che essa si concreti, nei limiti del suo specifico oggetto, nell’esercizio delle stesse attività di prevenzione, diagnosi e cura che connotano l’esercizio di ogni professione medica, quale che sia il campo del quale il medico si interessi e quale l’oggetto immediato del suo intervento. A parte, insomma, il restringimento dell’ambito nel quale opera, l’odontoiatra è senz’altro medico (dei denti, secondo il significato etimologico del termine) e, entro tali limiti, esercita la professione medica.”. Per la normativa fiscale invece, è stata compiuta una piena assimilazione dell’attività di medicina estetica a quella istituzionale dell’odontoiatra, agevolata fiscalmente per la natura medica degli interventi.

Le seguenti deduzioni non costituiscono parere pro veritate e non sono in alcun modo risolutive delle problematiche poste.

Possiedono un valore solo indicativo e costituiscono mera opinione personale degli scriventi.

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